Care Italiane, cari Italiani all’estero,
nei prossimi mesi saremo chiamati a esprimerci con il nostro voto su un tema cruciale per il futuro del nostro Paese: la giustizia.
Il voto degli italiani all’estero, spesso sottovalutato, è invece fondamentale.
Chi vive e lavora fuori dall’Italia conosce bene il valore di uno Stato efficiente, di istituzioni credibili e di un sistema giudiziario rapido e affidabile. È un’esperienza quotidiana che ci consente di guardare all’Italia con affetto, ma anche con lucidità.
Il referendum sulla giustizia non è una battaglia ideologica, né uno scontro tra tifoserie politiche.
È uno strumento democratico per migliorare il funzionamento dello Stato, rafforzare la certezza del diritto e rendere l’Italia più credibile e competitiva a livello internazionale.
Questa battaglia riformatrice non nasce oggi.
Già Silvio Berlusconi aveva posto con forza il tema della separazione delle carriere e della necessità di una giustizia più equilibrata, moderna e realmente al servizio dei cittadini.
Una visione che ha segnato una stagione politica e che, al di là delle appartenenze, resta ancora oggi attuale.
Da imprenditore e da uomo delle istituzioni che opera da anni in diversi Paesi europei, posso dirlo con chiarezza:
una giustizia lenta, incerta o percepita come inefficiente danneggia i cittadini, le famiglie, le imprese e l’immagine dell’Italia nel mondo.
Per questo motivo, in questa campagna referendaria, io non dirò “io farò”.
Dirò invece “io l’ho già fatto”: ho lavorato e continuo a lavorare in sistemi dove la giustizia è più rapida, più prevedibile e più funzionale allo sviluppo economico e sociale. So, per esperienza diretta, che anche l’Italia può e deve migliorare, senza rinunciare ai propri valori costituzionali.
Invito quindi tutti voi a partecipare con responsabilità e consapevolezza, informandovi e contribuendo a questo importante passaggio democratico.
Il SÌ che sosteniamo è un sì riformatore, pragmatico e costruttivo, coerente con una tradizione di centrodestra che ha sempre creduto nella modernizzazione dello Stato.
Gli italiani all’estero possono e devono essere protagonisti di questo cambiamento.
Con stima e senso di responsabilità,
Massimo Romagnoli
Responsabile Italiani all’Estero
Alternativa Popolare