Negli ultimi mesi il settore energetico e logistico europeo sta vivendo una fase di profonda trasformazione, tra nuove normative, sostenibilità e necessità di garantire affidabilità ai mercati.
Il quotidiano L’Arena ha dedicato un approfondimento a Massimo Romagnoli, imprenditore a capo di DKS Eliquid GmbH, analizzando il ruolo della distribuzione, dei carburanti a basse emissioni e della gestione dei dati nella transizione energetica.
Di seguito riportiamo l’articolo integrale.
Energia, Massimo Romagnoli (DKS): “Distribuzione e dati per affidabilità mercati”
Negli ultimi mesi il settore dei trasporti e della logistica europea si è trovato al centro di una pressione crescente che non riguarda solo i costi energetici, ma anche la capacità di dimostrare in modo oggettivo la riduzione delle emissioni. L’entrata in vigore di nuovi requisiti legati alla RED III, l’innalzamento progressivo della quota di riduzione dei gas serra e le richieste sempre più stringenti da parte dei committenti stanno cambiando il modo in cui le imprese valutano le proprie scelte operative.
In questo contesto, la sostenibilità non è più un elemento reputazionale, ma una condizione che incide sull’accesso alle gare, sulla continuità dei contratti e sulla solidità delle filiere.
Per Massimo Romagnoli, imprenditore a capo di DKS Eliquid GmbH (distribuzione idrocarburi ed energie sostenibili) “il nodo centrale non è soltanto tecnologico, se l’elettrificazione del trasporto leggero procede con una certa regolarità, il trasporto pesante continua a scontrarsi con limiti strutturali evidenti, legati all’autonomia, ai tempi di ricarica, ai costi e alla disponibilità delle infrastrutture.” Per molte flotte, il passaggio immediato a soluzioni full electric non è oggi una strada praticabile. Da qui l’interesse crescente verso carburanti in grado di ridurre l’impatto ambientale senza richiedere investimenti radicali o interruzioni operative.
Tra le soluzioni che stanno trovando maggiore spazio c’è l’HVO, Hydrotreated Vegetable Oil, un diesel sintetico conforme allo standard EN 15940, prodotto a partire da oli vegetali esausti e residui industriali. La sua caratteristica principale è quella di essere un carburante “drop-in”, utilizzabile al 100 per cento in sostituzione del gasolio tradizionale, senza modifiche ai motori o alle infrastrutture esistenti. Dal punto di vista operativo, questo significa che una flotta può ridurre in modo significativo le emissioni lungo il ciclo di vita del carburante continuando a utilizzare gli stessi mezzi e gli stessi depositi. Una differenza rilevante rispetto ad altri biocarburanti, come il FAME, che in Europa viene impiegato prevalentemente in miscela e con limiti tecnici più stringenti.
Accanto al prodotto, però, sta emergendo un secondo livello di complessità che riguarda la logistica e la gestione dei dati. Distribuire carburanti a basse emissioni in modo affidabile richiede reti di stoccaggio adeguate, continuità di approvvigionamento e piena conformità normativa. La Germania, in questo senso, si sta confermando come uno dei principali snodi europei, grazie alla presenza di porti strategici, collegamenti fluviali e ferroviari efficienti e un sistema industriale abituato a operare in un quadro regolatorio rigoroso. Non è un caso che molte iniziative legate ai nuovi carburanti passino proprio da questo mercato.
Massimo Romagnoli: “in questo scenario si inserisce l’esperienza di aziende come DKS Fuels Solution, attiva in Germania nella distribuzione di carburanti tradizionali e soluzioni a basse emissioni. L’approccio parte dalla constatazione che la transizione energetica nel trasporto non può essere affrontata come una sostituzione improvvisa di tecnologie, ma come un processo graduale che richiede reti logistiche flessibili e strumenti di misurazione affidabili.” Il problema oggi non è solo avere un carburante alternativo disponibile, ma garantire forniture continue, standard qualitativi elevati e dati ambientali verificabili.
La misurazione dell’impatto ambientale sta infatti diventando un fattore decisivo. Sempre più aziende sono chiamate a conoscere e rendicontare la propria carbon footprint, non solo per le emissioni dirette, ma lungo l’intera catena del valore. Questo riguarda in modo particolare il settore della logistica, dove i clienti finali chiedono trasparenza e tracciabilità. In risposta a questa esigenza si stanno diffondendo strumenti che affiancano alla fornitura di carburante sistemi di calcolo e certificazione delle emissioni, rendendo il dato ambientale parte integrante del servizio energetico.
Il quadro che emerge è quello di un mercato sempre più ibrido, in cui il diesel fossile continuerà a convivere con biocarburanti avanzati e altre soluzioni, mentre crescerà la domanda di servizi capaci di integrare distribuzione, compliance normativa e gestione dei dati. In questo contesto, la competitività non dipende solo dal prezzo del carburante, ma dalla capacità di offrire continuità operativa e risposte credibili alle richieste di sostenibilità.
Questo scenario non riguarda soltanto le scelte industriali delle imprese, ma anche il contesto istituzionale e regolatorio in cui tali scelte prendono forma. Le politiche europee su energia, trasporti e sostenibilità incidono direttamente sulle filiere produttive, sulla logistica e sulla competitività dei mercati nazionali. In questo quadro, il tema della rappresentanza e del dialogo con le istituzioni europee assume un peso crescente, soprattutto per quei settori che operano su scala transnazionale.
È in questa dimensione che si colloca anche l’impegno politico di Massimo Romagnoli sul fronte degli italiani all’estero. Responsabile per Alternativa Popolare dei rapporti con le comunità italiane nel mondo, Romagnoli ha recentemente partecipato al Congresso del Partito Popolare Europeo, segnando il rientro del partito nell’area del centrodestra europeo. Un ruolo che guarda in particolare ai Paesi dove la presenza italiana è più strutturata, come la Germania, il Belgio e alcune realtà extraeuropee, e che punta a rafforzare i canali di rappresentanza e interlocuzione istituzionale.
Il filo conduttore resta la dimensione europea. Da un lato le filiere energetiche e logistiche che attraversano più Paesi, dall’altro le comunità italiane che vivono e lavorano negli stessi contesti economici e industriali: attività economiche e azione politica si confrontano con le stesse sfide di coordinamento, sostenibilità e integrazione europea.
Fonte:
L’Arena – PubliAdige
https://www.larena.it/publiadige/redazionali/energia-massimo-romagnoli-dks-distribuzione-e-dati-per-affidabilita-mercati-1.12937082